Il termine "fitoterapia" deriva dal greco antico "phytòn" ed indica i sinonimi “pianta, albero, vegetale”.
1.1 Storia della Fitoterapia
Per millenni gli strumenti terapeutici a disposizione dell'uomo sono state le piante. Il loro uso ha permesso di accumulare un importante patrimonio di esperienza.
La Fitoterapia è nata con l'Uomo ed è stata codificata fin dall'ottavo millennio A. C. in Cina, in India, nell’antico Egitto (come documentato da papiri del 4000 A. C.).
Fu durante il Medioevo che l'erboristeria assunse grande importanza; lo studio delle piante officinali si consolidò nelle comunità monastiche che coltivavano orti in cui, accanto alle verdure e ai fiori, trovano posto erbe aromatiche e medicinali delle quale erano conosciute le specifiche proprietà terapeutiche. Gli Arabi, grandi medici e abili manipolatori di piante, ne studiarono le proprietà e diffusero le droghe nel bacino del Mediterraneo, insegnando anche le metodologie di raccolta, di essicazione e di coltivazione delle piante per estrarre i principi attivi. Essi furono i primi a parlare di principi volatili distinguendo la concentrazione in rapporto a radici, fusto, foglie, fiori, semi.
1.2 Fitoterapia moderna
La fitoterapia moderna è una branca della terapia farmacologica che utilizza molecole biologicamente attive come si trovano all'interno delle matrici vegetali o dopo semplici procedure di concentrazione. E' forse la più importante differenza rispetto alla terapia farmacologica convenzionale, che invece impiega le molecole attive (farmaci) in forma pura. Tutti gli altri concetti della farmacologia sono alla base dei trattamenti fitoterapici: meccanismo d'azione, rapporto dose-effetto, assorbimento, metabolismo, escrezione, effetti collaterali, ecc. Concettualmente non vi è nessuna differenza fra come operano, e quindi come vanno impiegati, i farmaci di origine naturale e quelli ottenuti per sintesi.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al fine di garantire un corretto impiego delle piante medicinali, ha elaborato e pubblicato le «Linee guida per la valutazione di medicamenti a base di piante» in cui sono descritti i requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia terapeutica ai quali i medicamenti devono rispondere. Inoltre, sono a disposizione degli operatori della fitoterapia monografie della Commissione Europea tedesca e dell'ESCOP (European Scientific Cooperative for Phytotherapy).
E’ di primaria importanza la sicurezza del prodotto naturale utilizzato a fini terapeutici . Dalla fitoterapia, di conseguenza, devono essere escluse tutte le piante riconosciute tossiche o con un basso indice terapeutico e comunque non sfruttabili in terapia.
2 Fitocomplesso
Il “fitocomplesso” è l'insieme dei principi attivi estratti da una pianta responsabile di una specifica attività biologica. Viste le molteplicità di fattori che vanno a incidere sulla biosintesi dei principi attivi e quindi sulla composizione quali-quantitativa della pianta, è fondamentale adottare un metodo che definisca in modo preciso e costante la composizione dell'estratto che si intende usare e che partite diverse di estratti della stessa pianta devono essere simili nella loro composizione chimica.
E’ necessario usare un estratto ben definito sia per composizione chimica, sia per quantità di principi attivi. Questi composti, la cui presenza quali-quantitativa determina il titolo, vengono chiamati "marker" (marcatori). Ad esempio: “Ginkgo biloba estratto secco titolato standardizzato” è l’estratto ottenuto da foglie di Ginkgo biloba definito con la sigla " EGb 761", la cui efficacia clinica e sicurezza d’ impiego è stata dimostrata. La composizione è: 24% derivati eterosidi flavonoidici, 6% di sostanze terpeniche, 4% ginkgolidi, 3% bilobalide.
Spesso sono utilizzati gli infusi e i decotti, soprattutto come rimedi minori, ma queste preparazioni estemporanee non sono sempre utili per la scarsa estraibilità di alcuni principi attivi (terpenici, oli essenziali...).
L’azione biologica esercitata dall’insieme dei principi attivi è solitamente superiore alla somma dell’azione delle singole molecole attive e la presenza di sostanze apparentemente non dotate di attività specifica può avere un effetto sinergico molto importante.
Szent-Gyorgyi et al. hanno dimostrato che la presenza dei flavonoidi nel succo di agrumi (sostanze polìfenoliche capaci dì assumere e liberare alternativamente un atomo di idrogeno) sono in grado di aumentare la velocità di riduzione dell'acido deidroascorbico in acido ascorbico, favorendo così la rigenerazione della vitamina C. Il succo di agrumi in toto è più efficace nel curare le lesioni capillari e nel prolungare la vita di animali con scorbuto sperimentale di quanto non lo sia la sola vitamina C .
I vantaggi del fitocomplesso si possono riassumere in:
Azioni molteplici e diverse
Sinergia
Migliore biodisponibilità
Miglior tollerabilità e spesso minore tossicità
2.1 Qualità del fitocomplesso
La qualità è un requisito fondamentale per un medicamento sia naturale che di sintesi ai fini della sicurezza d'impiego e della costanza dell'effetto terapeutico. La droga vegetale o il suo estratto hanno una composizione complessa in cui non sempre sono distinguibili il principio attivo o i principi farmacologicamente attivi. La composizione, inoltre, può essere molto variabile in rapporto a diversi fattori, che possono intervenire o sulla pianta (età, stadio di sviluppo, habitat, fattori genetici, cultivar ... ) o durante la preparazione (modalità di raccolta e di essiccamento) o durante la conservazione della droga (reazioni di degradazione, attacco di batteri o muffe, contaminazione da aflatossine... ).
La variabilità quali-quantitativa dei principi contenuti nelle droghe vegetali rende indispensabile il controllo di qualità. Le raccomandazioni dell'OMS a questo riguardo sono state recepite dalle Farmacopee dei Paesi Comunitari che attualmente stanno lavorando per arrivare ad una legislazione comunitaria.
2.2 Tipologia dei fitocomplessi
La definizione del fitocomplesso è importante perché la natura e la composizione dei prodotti ottenuti dalle estrazioni non sono identici poiché i fenomeni di ossido-riduzione o di altre trasformazioni chimiche che avvengono durante la distillazione modificano la composizione chimica dell'essenza.
2.3 Esempi di componenti di fitocomplessi
Oleum = olio ottenuto da una parte della pianta per spremitura o torchiatura o per estrazione con opportuni solventi che poi devono essere rimossi. Liquido oleoso a condizioni normali, insolubile in acqua, solubile in solventi organici.
Aetheroleum = olio essenziale o volatile. Si presenta come liquido di odore caratteristico, untuoso al tatto e non lascia macchia persistente su carta. Insolubile in acqua, solubile in etere etilico e miscibile con oli grassi. Si trova nelle cellule, nelle ghiandole presenti in tutte le parti della pianta: radici, rizomi, fusti, legni, foglie, fiori, frutti e semi. Essenza = insieme dei costituenti chimici naturali (volatili e lipofili), presenti nelle piante aromatiche (indipendentemente se è un costituente principale) contenuti in diversi tipi di organi secretori.
Alcune considerazioni circa i costituenti gli oli essenziali. Fenoli: notevole azione antimicrobica su gram+ e gram-. Alcoli: attività antimicrobica meno potenti dei fenoli, ma meno tossici. Aldeidi: antimicrobici ed antinfiammatori. Ossidi: tropismo per le vie respiratorie. Monoterpeni: decongestionanti, antitussivi, mucolitici e balsamici, antalgici. Sesquiterpeni: antinfiammatori per infezione di cute e mucose. Esteri: antinfiammatori, antispasmodici e decongestionanti. Terpeni: gastroprotettivi, antistress ossidativi, antibroncospastici, espettoranti, antinfiammatori, antitumorali, lieve attività antimicrobica.
2.4 Esempi di componenti di fitocomplessi
Appare chiaro come l'azione combinata di diversi elementi chimici, spesso presenti contemporaneamente in un solo olio essenziale o ancor meglio in una miscela di più oli, permette di ottenere un effetto antibatterico o battericida riferibile all'azione sinergica su più strutture o su funzioni cellulari. Spesso le azioni contro la cellula batterica da parte dei vari componenti di un olio essenziale (ad es. alcoli e fenoli) sono svolte contemporaneamente in stretto sinergismo. Nel contempo questa azione sinergica riduce il rischio di instaurare meccanismi di resistenza.
Le miscele di oli essenziali (eucalipto, timo, origano, lavanda, ecc.) ad attività antisettica, mucolitica ed espettorante abbinati ad estratti idroalcolici antibatterici (propoli) ed immunostimolanti (Echinacea), hanno dimostrato di essere efficaci nel trattamento e nella prevenzione delle patologie respiratorie. Altri fitopreparati sempre composti da oli essenziali estratti di propoli e di piante officinali ad azione protettiva della mucosa intestinale sono indicati nelle patologie dell'apparato gastroenterico (salmonella, coli, ecc.). Preparati a base di piante officinali ad azione antiprotozoaria si sono dimostrati efficaci nel trattamento della Tricomoniasi. Oli essenziali (origano) ed altri preparati a base di estratti idroalcolici attivi nei confronti dei protozoi hanno dato esito positivo nel contenimento e nella terapia della coccidiosi.